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Francesca, fidanzata di Stefano: “Di lui vedevo solo una mano. Quante volte abbiamo gridato aiuto”

Tragedia di Rigopiano: Stefano è morto, arrivata la conferma. Lo ha riconosciuto il padre da un tatuaggio

Francesca è ancora sotto choc. Parla, ma con difficoltà, e ricorda con le lacrime agli occhi. La tragedia di Rigopiano ha lasciato un dolore immenso anche in chi è sopravvissuto, ma magari ha perso chi amava, proprio come lei. Francesca Bronzi è la fidanzata di Stefano Feniello, il ragazzo campano dato fino a ieri per disperso sotto le macerie dell’hotel. Ma, in serata, è arrivata la terribile conferma: Stefano è morto, e il suo corpo è stato riconosciuto dal padre. Poco prima dell’ufficialità, la sua Francesca era intervenuta a Porta a Porta, per raccontare quei terribili momenti:

Dopo le scosse ci tranquillizzavano, dicevano che la struttura aveva retto a molti terremoti, che presto sarebbe arrivato lo spazzaneve. Cosa ho sentito al momento della slavina? Un’esplosione, non ho capito niente, è uscito qualcosa dal camino e ci ha scaraventato per aria. Io ero di fronte a Stefano, ma poi mi sono ritrovata a fianco a Giorgia e Vincenzo, i due ragazzi sopravvissuti. Di Stefano vedevo solo una mano, io non potevo fare niente se non spostarmi sui fianchi, ero rannicchiata”.

“Abbiamo sperato fino alla fine, sempre. Lo abbiamo fatto anche quando per un errore avevano dato per vivo Stefano – dice il sindaco di Valva, Vito Falcone – Ora è arrivata la notizia peggiore di tutti. È un dramma per la famiglia a cui siamo vicini, è un dramma per la nostra comunità che ha vissuto e partecipato in questi giorni così difficili”. Una storia che aggiunge dramma al dramma, prima la speranza poi il silenzio e ora la conferma che nessuno avrebbe mai voluto. “Mi hanno dato speranza che fosse vivo e poi me l’hanno tolta – ha detto nei giorni scorsi il papà del giovane – ho guardato dentro ogni ambulanza e ho immaginato di abbracciare Stefano, a ogni portellone che si apriva”. Una famiglia distrutta da un dolore che non ha fatto che prolungarsi in una tragica attesa.