Amici Animali

Salerno in piazza per Chicca. Lega del Cane si costituirà parte civile. Alta tensione durante il corteo.

Il nastro rosa adornava i collari e i guinzagli dei cani e le braccia dei loro padroni. In centinaia si sono ritrovati ieri mattina nel parcheggio di via Orazio Flacco, a Pastena, luogo della barbara uccisione della piccola Chicca, un meticcio di appena sei mesi, il 59enne Antonio Fuoco, denunciato a piede libero ed ora in attesa di processo per animalicidio. Corteo blindato da via Flacco fino a piazza Caduti Civili di Brescia – nel cuore di Pastena – dove animalisti e non, sono rimasti in presidio fino all’ora di pranzo per chiedere giustizia per Chicca. Decine di cartelli e striscioni, alcuni anche molto duri e violenti contro l’aguzzino della meticcia uccisa mercoledì pomeriggio.

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È una manifestazione di sensibilità contro un atto di violenza che avrebbe potuto colpire chiunque. Credo che dovremmo mettere da parte la vittima che è la povera Chicca e guardare all’atto in sé. Un atto di rabbia, di pericolosità. È questo che mi auguro sia tenuto presente al processo. Antonio Fuoco è una persona pericolosa per la pubblica incolumità perché in quel momento di cieca violenza avrebbe potuto esserci una donna o un bambino. In ogni caso gli animali devono avere pari dignità delle persone, la violenza ai loro danni va punita senza attenuanti». La Giordano ha ribadito a costituzione di parte civile dell’amministrazione comunale. «Molti forse non sanno che anche il sindaco Enzo Napoli è un’animalista convinto – afferma -. Ad Antonio Fuoco è andata male, ha trovato in giunta due animalisti convinti quindi questa battaglia avrà sempre la vicinanza delle istituzioni». I manifestanti hanno continuato a depositare fiori e bigliettini nel luogo esatto dove Chicca è stata uccisa, a pochi passi dal balcone dell’aguzzino che ieri mattina è stato allontanato dalla sua abitazione per evitare problemi di ordine pubblico. Al 59enne è stato consigliato di trascorrere la giornata lontano da casa e, più in generale, di uscire il meno possibile almeno fino a che le acque non si saranno calmate.