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NAPOLI: furbetti del cartellino, 55 arresti nell’ospedale Loreto Mare

Quello del Loreto Mare è solo l’ultimo di tanti blitz. Eppure si continua a imbrogliare.

Migliaia di indagati in Campania, quasi tutti nella sanità. C’è ancora un ingiustificato senso di impunità. I furbetti non sono così furbi. Ora rischiano il licenziamento. E una condanna.

Di furbo non hanno nulla. Sono mesi ormai che i carabinieri setacciano gli uffici pubblici a caccia di manipolatori del badge. E decine di inchieste si sono concluse con denunce e arresti. Anche in Campania.

Molti dipendenti sono stati licenziati e si apprestano a essere processati per truffa.

Perseverare, nonostante tutto, non è diabolico. E’ idiota. Anche perché non ci troviamo di fronte – almeno per i risultati delle indagini – a casi isolati, ma a vere organizzazioni interne di presunti furbetti. Decine e decine di dipendenti. E nessuno, ripetiamo nessuno, che si sentisse almeno in dovere di mettere in guardia gli altri. Un senso di impunità che davvero non ha senso, non è giustificato.

Naturalmente non entriamo nel merito dell’indecenza di assentarsida un posto di lavoro truffando, soprattutto quando quel posto di lavoro è in un ospedale (e tra l’altro ascoltiamo un giorno sì e l’altro pure, il pianto greco della carenza di personale).

L’ultimo blitz nell’ospedale Loreto Mare, a Napoli. Cinquantacinque persone agli arresti domiciliari. Novantaquattro gli indagati. Un bel po’ di gente. Troppi per non dire che la “strisciatura plurima” non fosse una prassi. Almeno per una parte rilevante di medici, infermieri e impiegati. Anche quelli che erano addetti al controllo del personale.

Tra gli indagati – ne siamo certi – ci sarà anche qualcuno che ha truffato soltanto una o due volte. Non è meno colpevole di un furbetto seriale. Ha comunque preso parte allo stesso andazzo. Ha ritenuto una prassi accettabile quell’imbroglio. Ai danni dello Stato. E ai danni dei pazienti.

Sono migliaia i casi accertati in Campania. Quasi tutti nella sanità. Il settore pubblico più disastrato della Regione. Evidentemente è disastrato non solo per gli sprechi del passato, la gestione commissariale e la carenza di fondi.

Decenni di magna magna a tradimento, di truffe tollerate e ridotte a malcostume, hanno generato una prassi condivisa. Che neppure le numerose inchieste riescono a debellare.

A pagarne il prezzo sono i tanti che nella sanità pubblica si impegnano oltre ogni limite, con turni durissimi, resi più massacranti anche per coprire colleghi allegramente assenti. Proprio loro – quelli che non si sottraggono al dovere – dovrebbero sentirsi tutelati da queste operazioni. E proprio loro dovrebbero avere un ruolo di garanzia, segnalando eventuali furbetti o mettendoli in guardia. Non si tratta di delazione. Ma di rispetto delle regole, a vantaggio di tutti.

Ora inizia la lacrimevole difesa di chi rischia il posto di lavoro. E’ un pianto che non ci commuove: in una qualsiasi azienda privata il dipendente infedele (e truffatore), viene giustamente licenziato in tronco. Anche se danneggia “solo” il suo datore di lavoro e non mette a repentaglio la salute dei cittadini.