Politica

POVERA ITALIA: in Sicilia i vitalizi si tramandano anche ai figli.

Il caso della donna che da 40 anni vive con la pensione del padre morto, ex consigliere monarchico. E come lei ce ne sono altri 116.

Da 40 anni vive con il vitalizio di papà. La signora Anna Maria Cacciola è davvero fortunata: non ha bisogno di timbrare il cartellino né di sopportare un capufficio fastidioso, non deve tirare su la claire del negozio né affrontare la fatica di un turno in fabbrica. Niente di niente: le basta stare in panciolle sul divano, guardare fuori dalla finestra, farsi una passeggiata, e alla fine del mese, regolare e puntuale, le piove in tasca l’assegno da oltre 2mila euro della Regione Sicilia. A spese nostre, ça va sans dire.
Perché lo sappiate: alla gentile signora abbiamo regalato, in questi 40 anni, oltre 2 milioni di euro. Una bella cifra, si capisce. E sapete perché l’abbiamo pagata? Per ricompensare il grande servigio reso dal padre della medesima alla democrazia italiana: 36 mesi all’assemblea regionale siciliana. Proprio così. Natale Cacciola, classe 1904, avvocato, messinese, si presentò alle elezioni del 1947 nelle fila del partito monarchico. Prese appena 3440 voti. Durante la legislatura subentrò a un collega e rimase in carica, per l’appunto, 3 anni. Di lui non si ricordano particolari iniziative: la sua scheda, sul sito ufficiale, alla voce attività svolta registra una malinconica riga bianca. Solo il vitalizio, quello sì, è degno di nota.
Ma possibile che dobbiamo pagare per 40 anni la figlia di uno che è stato in consiglio regionale per una manciata di mesi quando in Italia non c’era ancora la tv e in Russia c’era ancora Stalin? Possibile che per quei miseri 3440 voti abbiamo già dovuto spendere oltre 2 milioni di euro? Possibile, eccome. Il caso Cacciola, infatti, non è l’unico nel suo genere (andante assurdo con moto): sono ben 117 in Sicilia i figli, coniugi, parenti di ex deputati dell’Ars che godono del «vitalizio di reversibilità».
La legge siciliana prevede infatti che, al momento della morte dell’onorevole, l’assegno venga riscosso dal coniuge e (qui viene il bello) anche dal «figlio inabile al lavoro» o dalla «figlia nubile in stato di necessità». È evidente che, in questi termini, si tratta quasi di un incentivo a vivere alle spalle dei contribuenti: se il bebè d’oro vive sempre alle spalle del paparino onorevole, infatti, quando quest’ultimo lascia la terra dei privilegi, non gli sarà difficile dimostrare di essere «inabile al lavoro» o «in stato di necessità». L’assegno così potrà scorrere per l’intera vita. Perfetto, no? Sempre meglio che lavorare. Quasi come vincere al Superenalotto.
Sergio Alessio, figlio del primo presidente della Regione, per esempio prende 5.900 euro al mese: ha più di 60 anni ma è senza reddito perché ha sempre vissuto a carico del padre. Gli si può negare il vitalizio ereditario? Macché. La figlia del deputato di Marsala Ignazio Adamo, classe 1987, eletto nel Blocco del Popolo nel 1947, deve accontentarsi di 3900 euro al mese, ma soltanto perché altrettanti vanno alla mamma. Le due si spartiscono il ricco bottino (7800 euro al mese) dall’anno d’oro 1973 quando c’era il governo Rumor IV e al Festival vinceva un giovane Peppino Di Capri. 42 anni fa.
Non va dimenticato, poi, che la generosa legge sulla reversibilità si unisce ad altri privilegi concessi nel tempo ai deputati regionali siciliani: fino al 2000, per esempio, bastavano 6 mesi in aula per maturare il vitalizio. Il combinato disposto delle leggi vergogna fa sì che oggi ci troviamo dinanzi a contrasti lampanti: brevissimi periodi in carica e vitalizi che non finiscono più. Calogero Russo fu deputato 4 anni fra il 1951 e il 1955, la sua pensione gli sopravvive da 22, grazie alla moglie; Giovanni Cinà fu deputato 4 anni fino al 1959, la sua pensione gli sopravvive da 25, sempre grazie alla moglie; Orazio Santagata fu deputato 5 anni fino al 1955, la sua pensione gli sopravvive da 33, sempre grazie alla moglie. Pietro Di Cara fu deputato 8 anni, fino al 1959, la sua pensione gli sopravvive addirittura da 37 anni, sempre grazie alla moglie. Fra l’altro, in questo caso, la somma non è da buttare: 3900 euro al mese. Quasi 10 volte una minima.
Come al solito: tutto perfettamente legale, tutto perfettamente ributtante. La legge privilegia quelli che le leggi le fanno. A questo proposito il culmine dell’aberrazione è quello della pensione alla vedova del deputato fantasma: Franca Rosa Baglione incassa mille euro al mese di vitalizio anche se il defunto marito, Franco Bisignano, in realtà non ha mai messo piede all’Assemblea regionale. Il motivo? Semplice. Bisognano, militante Msi, si era candidato nel 1976: non eletto, fece ricorso, e vinse la causa nel 1996. A quel punto il seggio non era più disponibile, i relativi benefit sì. A cominciare, ovviamente, dalla pensione che incassò fino al giorno della sua morte, pochi mesi fa. Da quel giorno la incassa la moglie perché, si capisce, anche il deputato fantasma ha diritto alla sua reversibilità.
Era già successo in Parlamento: Arturo Guatelli, ex giornalista del Corriere della Sera, nel 1983 subentrò ad un collega defunto quando il Senato era già sciolto. Non mise mai piede a Palazzo Madama ma maturò il diritto al vitalizio che, dopo la sua scomparsa, passò alla moglie. I vantaggi della reversibilità. Che però quest’ultima potesse toccare anche i figli degli onorevoli, beh, questa è una chicca che arriva nuova nuova dalla Sicilia. Dove, per non farsi mancare nulla, si segnala anche una reversibilità incassata (chissà per quale cavillo) da una sorella: Giuseppa Antoci dal 1978 prende il vitalizio del fratello Carmelo, deputato fino al 1955. Ecco fatto: ci manca soltanto qualche cugino e cognato, magari una zia e una nuora, e poi avremmo davvero completato la costituzione della Repubblica del Vitalizio. Articolo primo: tengo famiglia. Articolo secondo: il privilegio non si abbatte. Si eredita.