Politica

Elezioni Politiche 2018, Piero De Luca, il figlio del governatore sarà capolista Pd in Campania. E i pretoriani che fine faranno?

La notizia è venuta fuori dopo il iappacificamento tra  Renzi e il governatore della Campania Vincenzo De Luca. Però la cosa sta mettendo a dura prova gli equilibri salernitani e napoletani del partito democratico. Già perchè in particolare nel suo feudo d’origine, l’ex sindaco “sceriffo” dovrà far digerire a malavoglia la candidatura del suo primogenito Piero a tutti i componenti dell’estabilshment provinciale del Pd, compresi sindaco, assessori e consiglieri del Comune di Salerno. Tutti tranne uno, ossia l’uomo macchina che in questi mesi sta gestendo alcune delle cariche politiche di primo piano: Andrea Prete, primo sponsor – da sempre – delle legittime ambizioni parlamentari di Piero De Luca.

De Luca jr capolista blindato. Quando Matteo Renzi ha “rotto” il Pd con la sua decisione politica di tirare avanti, senza curarsi più di tanto delle minoranze dem, avendo di conseguenza bisogno di riferimenti nel Mezzogiorno e trovando in Vincenzo De Luca l’unico capisaldo esistente da Napoli a scendere in Sicilia, Piero De Luca ha avuto la conferma – sussurrata fin’ora nei corridoi del Nazareno e di Palazzo Pinti – della sua candidatura certa alle prossime elezioni politiche previste nel 2018. Una “ricompensa” anticipato per De Luca in cambio del suo sostegno incondizionato alle primarie del 30 aprile, appuntamento dal quale Renzi si attende solo ed unicamente il plebiscito bulgaro tipico delle campagne deluchiane. Di quelli con almeno l’80% dei consensi. Almeno.

Pretoriani in subbuglio, qualche fedelissimo pronto a disertare. A Palazzo Guerra, anche se nessuno lo dirà mai apertamente, la figura di Piero De Luca non è mai stata gradita. Vuoi per un certo pregiudizio che hanno molti dei deluchiani storici nei confronti del figlio del governatore, vuoi anche per il feeling politico inesistente tra il rampollo dell’ex sindaco e buona parte dello schieramento dei pretoriani. A differenza di quanto accade con il fratello Roberto (assessore comunale al Bilancio) – che sta sempre più ritagliandosi un ruolo di primo piano nella gestione della macchina amministrativa, frutto anche di un approccio interpersonale diverso e di una leadership politica che cresce di giorno in giorno – per Piero il clima non è mai stato da “standing ovation”. Il solo pensiero che molti deluchiani dovranno fare una strenua campagna elettorale “porta a porta” pur di consentire al primogenito del governatore della Campania di ottenere un risultato lusinghiero, crea malumori e dissapori. Tanto che non sono pochi i commenti retroscenati che vedono alcuni fedelissimi pronti a “disertare” il loro “dovere” alle urne.