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PAGANI: Marco Pittoni, un eroe contemporaneo che ha lasciato un’impronta di legalità

6 giugno 2008. Due pallottole sparate a bruciapelo, mentre tentava di sventare una rapina all’ufficio postale del centro di Pagani, colpiscono il tenente dei Carabinieri, Marco Pittoni. L’omicidio scosse la città segnando le coscienze e dimostrando l’urgenza di una risposta contro la criminalità da parte delle istituzioni e della società civile. Pagani, una città listata a lutto, così furono segnati i giorni successivi all’assassinio di un uomo che non aveva “opposto l’arma, ma la dolcezza del suo sguardo libero”, come disse un monsignore durante la celebrazione dei funerali di Stato. Nel giorno del saluto straziante, dell’abbraccio commosso di temila persone alla salma di Marco Pittoni, la lunga scia di sangue condusse definitivamente gli inquirenti agli assassini del loro compagno. Trentasei ore dopo, finirono in manette i responsabili dell’esecuzione del tenente Pittoni, tra loro anche un minorenne, accusato di avere esploso il colpo fatale. È bastato seguire quelle tracce per onorare il gesto di Marco: seguire il sangue innocente versato dall´ufficiale che, per difendere l´incolumità di trenta persone, ha affrontato i banditi a mani nude in quell´ufficio e li ha costretti a lasciare ovunque impronte e a commettere errori fatali; e poi il sangue di quel criminale in corsa, l´unico dei quattro ad essere stato colpito di striscio da uno dei proiettili sparati dagli altri due marescialli, intervenuti un secondo più tardi sul luogo del delitto. Una corsa contro il tempo, uno spiegamento eccezionale di forze e di impegno, hanno consentito ai carabinieri di mettere le mani sul commando. Poi, una dietro l´altra, sono arrivate le prove che incastravano gli indagati. Il giovanissimo tenente venuto dalla Sardegna, appena 33 enne, aveva un intuito investigativo, una visione ampia ed una determinazione assoluta. Il tenente si trovava già all’interno dell’istituto postale impegnato in una riunione con il direttore della filiare proprio per mettere a punto un piano di sicurezza dei punti critici della città. Pitto­ni cercò di bloccare i malvi­venti senza usare le armi, per proteggere i clienti e gli opera­tori presenti, ma la colluttazio­ne che ne scaturì terminò con l’esplosione di alcuni proietti­li, uno dei quali lo raggiunse senza lasciargli scampo. Marco Pittoni, aveva un profondo senso dello Stato.  A nove anni di distanza il ricordo di Marco Pittoni, l’esempio del suo forte senso del dovere, del suo senso di giustizia restano indelebili e incancellabili, segnando i passi dei più giovani e non solo: il suo lavoro, il presente di tutto. I suoi sogni, il futuro della società civile.