Attualità

<> (di Massimo Gramellini)

La cartolina che la Sanità insana di questo Paese spedisce al mondo civilizzato è una foto scattata da un consigliere dei Verdi al quinto piano dell’ospedale San Paolo di Napoli. Immortala una paziente attaccata ai tubi della flebo e circondata da un convegno di formiche.

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Ho sperato nel fotomontaggio. Invece il direttore sanitario ha confermato che le formiche erano autentiche, immagino ricoverate per accertamenti. Ho sperato che il direttore si scagliasse contro i responsabili del reparto, brandendo un lanciafiamme a forma di insetticida.

Invece ci ha tenuto a specificare che le formiche circolavano sul letto, ma non sul corpo della paziente. Così ho smesso di sperare e ho cominciato a disperare. Anche di me stesso. Perché la cosa peggiore, peggiore persino delle formiche ospedaliere, è che ci stiamo abituando a tutto. Ci stiamo abituando al brutto. Ai topi residenti nei cassonetti dell’immondizia, alla ruggine sulle serrande dei negozi, alle scritte che imbrattano i muri. Al susseguirsi inesorabile delle sciatterie: l’addetto alle disinfestazioni che non disinfesta, l’addetto alle pulizie che non pulisce, l’addetto ai controlli che non controlla. E tutti gli altri che si lamentano, ma intanto fanno finta di non vedere lo schifo. O forse non lo vedono proprio più.