Attualità

Terrorismo, i pm a caccia di fiancheggiatori jihadisti: A setaccio la Piana del Sele

Le indagini concentrate nella Piana, tra Mont. Pugliano e Bellizzi.

Le “intrusioni” nei siti web dei Comuni di Cava de’ Tirreni e Mercato San Severino.

ROMA. Non ci sono cellule jihadiste nella provincia di Salerno, ma «singoli soggetti che, in qualche modo, appaiono collegati a fatti e persone riconducibili, in modo diretto o indiretto a tale tipologia di fenomeni criminali». È il dato emerso dalla Relazione annuale della Direziona nazionale antimafia. E non mancano presunti episodi di cyberterrorismo, come un attacco subito dal sistema informatico del comune di Cava de’ Tirreni, i cui autori non sono stati accertati (c’è una richiesta di archiviazione) e l’accesso abusivo al sito web del comune di Mercato San Severino, oscurato da immagini di bambini mutilati dai bombardamenti in Siria, intrusione rivendicata dal sedicente gruppo “Tunisian cyber resistance al fallaga team”.
Tra i procedimenti aperti dai magistrati salernitani, la relazione segnala l’operazione “Chimera”. Le indagini riguardano una associazione, articolata in tutto il territorio italiano, finalizzata all’immigrazione clandestina attraverso una ramificata rete di “passatori”. Una rete che conduceva gli immigrati alla estinazione finale (soprattutto nei Paesi del Nord Europa), utilizzando falsi permessi di soggiorno italiani o titoli di viaggio anch’essi falsi.
Tra gli indagati, quasi tutti di nazionalità somala e un senegalese, spicca la figura di tale Mahadi Adbisalan Khalif, sospettato di sostegno a strutture di terrorismo islamico in Germania. Ma la Dna si sofferma anche sulla vicenda del marocchino Djamal Eddine Ouali, arrestato a Bellizzi dalla Digos nel gennaio di un anno fa su mandato spiccato dalle autorità belghe: l’immigrato sarebbe implicato in una rete dedita al falso documentale ed è indiziato di avere fornito documenti falsi anche a tre terroristi delle stragi di Parigi del 13 novembre 2015. «Il procedimento – si legge nella relazione – è iscritto anche a carico di altri soggetti, sempre di origini marocchine (in particolare i fratelli El Makhlouk Abdelkebir e Mustapha e tale Ennser Addì, alias “Omar”), che avevano fornito assistenza al Ouali Djamal Eddine, offrendogli in particolare ospitalità presso una abitazione affittata prima del suo arrivo in Italia. Quanto a questi ultimi e in particolare alla figura di Makhlouk Abdelkebir, che risulta segnalato anche alla Polizia belga e oggetto di pedinamento da quando è andato in Belgio (ad oggi non risulta ancora rientrato in Italia), l’interesse di questa Procura è quello di accertare se e quale rete di appoggio logistico e/o di altro tipo esiste nei comuni di Montecorvino Pugliano, Bellizzi e limitrofi a disposizione di soggetti vicini al mondo del radicalismo islamico».