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Morto Charlie Gard: si spengono i riflettori su una vicenda che ha toccato le coscienze di molti

I genitori: “Il nostro bimbo se n’è andato”.

E’ morto Charlie Gard e mentre un lenzuolo bianco copre il corpicino esanime, si spengono i riflettori su una vicenda che ha toccato le coscienze di molti. Charlie, 11 mesi, affetto da una rarissima malattia genetica, è morto oggi, dopo che i medici hanno staccato la spina dei macchinari che fino ad ora gli avevano consentito di sopravvivere.

“Il nostro splendido bambino se n’è andato”: questo il lapidario annuncio dato dai genitori.

Ieri il piccolo, su ordine dell’Alta Corte di Giustizia, era stato trasferito in una struttura per malati terminali (hospice) dove oggi è stato estubato – è stato staccato dalla macchina per la ventilazione che gli permetteva di respirare – ed è deceduto poco dopo.

I genitori hanno combattuto a lungo per tentare una cura alternativa ma alla fine si sono arresi anche se hanno attaccato il giudice Nicolas Francis e i medici del Great Hormond Street, che lo avevano in cura dalla nascita, per non aver consentito al piccolo di morire a casa.

Cosa impossibile per l’ostacolo materiale che le macchine che lo tenevano in vita non passavano dalla porta di casa.

Inutili gli appelli politici (molti quelli Italiani, da Grillo a Salvini, a Renzi), anche il tweet di Papa Francesco che chiede di “difendere al vita, soprattutto se ferita”. Si arriva così al 30 giugno scorso, data decisa dal Great Ormond Street Hospital per spegnere i macchinari. Poi una proroga: ai genitori viene concesso qualche giorno in più. I genitori vogliono portare Charlie negli Usa per tentare una terapia sperimentale mai provata neanche sulle cavie.

Ma alla fine si arriva alla conclusione che le possibili cure che avrebbero, peraltro, migliorato solo del 10% la qualità di vita di Charlie, ora non sono più possibili. A quel punto anche i genitori si arrendono denunciando però che se la loro richiesta fosse stata accolta prima le cose non sarebbero finite così. Poi la richiesta di far morire a casa il piccolo, ma ancora la rassegnazione all’impossibiltà. E il triste epilogo.