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BERGAMO: Erika Colombatto, 23 anni, morta sotto i ferri per dimagrire

Era al quarto intervento, si sentiva grassa dopo la gravidanza. L’ira del padre: “A Torino l’avevano sconsigliata, ora voglio i responsabili”.

Voleva solo perdere peso e vivere felice col marito, sposato da un anno, e la figlia di 9 mesi. Voleva riacquistare la forma fisica perduta dopo il parto. Erika Colombatto, 23enne torinese, morta al Policlinico di San Pietro di Bergamo, struttura privata dove si era sottoposta a un intervento per ridurre lo stomaco. L’ultimo di quattro interventi che la ragazza aveva affrontato nell’arco di un percorso cominciato mesi fa. La giovane mamma, originaria di San Carlo Canavese nel Torinese, è deceduta durante la rimozione di un tutore messo qualche giorno prima.

Il referto medico compilato dopo il decesso parla di «arresto cardiaco in sala operatoria», una formula sulla quale sono state avviate delle verifiche. La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. L’esame è già stato svolto, ma non si conoscono ancora i contenuti delle relazioni destinate ai magistrati. I funerali sono stati celebrati mercoledì, mentre la direzione sanitaria della clinica ieri ha chiarito di aver «richiesto un riscontro diagnostico per approfondire le cause del decesso». «La paziente – proseguono dall’ospedale bergamasco – si trovava nella struttura per sottoporsi a una procedura di chirurgia bariatrica. Il Policlinico San Pietro esprime cordoglio e vicinanza alla famiglia e piena fiducia ai chirurghi e ai rianimatori dell’ospedale».

Ma i familiari della giovane non si accontentano. «I medici dell’ospedaleMolinette di Torino le avevano spiegato che non era obesa – si dispera il padre di Erika, Sergio –. Le avevano proposto percorsi di dimagrimento supportati da psicologi. E le avevano sconsigliato l’intervento». Ma Erika voleva dimagrire a ogni costo e si è rivolta alla clinica di Bergamo. «Un’operazione di routine, ci avevano detto i dottori – continua il padre –. Invece mia figlia non c’è più: ora qualcuno deve pagare».

Il padre e il marito Younes Lhou hanno anche aperto una pagina Facebookper ricordarla e condividere la volontà di accertare come siano andate le cose.