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Marcinelle, la tragedia dei «musi neri» italiani

Sessant’anni fa l’incendio nella miniera belga che causò 262 morti, 136 dei quali immigrati dal nostro Paese. Nel gennaio del 1961, la condanna a sei mesi del direttore dell’impianto, Adolph Calicis, mentre gli altri imputati verranno assolti e la miniera, dichiarata civilmente responsabile, costretta a pagare 25 milioni di lire ai familiari di alcune delle vittime non ancora risarcite.

La situazione si presenta immediatamente nella sua drammaticità, complice lo stato in cui versa la miniera, datata 1830, dotata di due sole vie d’uscita e con strutture interne in legno e quindi infiammabili, ma soprattutto priva da tempo dei necessari interventi di manutenzione. Il Belgio non è nuovo a tragici incidenti minerari, ma Marcinelle rappresenterà uno spartiacque, un dramma che segnerà per sempre la storia del Paese: nelle viscere della terra trovano la morte 262 persone delle 274 presenti quel giorno in miniera, di ben dodici nazionalità diverse, tra cui l’Italia, che con 136 vittime paga il prezzo umano più alto.

L’esperienza di Marcinelle aprirà un dibattito internazionale sulle norme di sicurezza del lavoro minerario mentre si chiude la stagione della grande migrazione italiana verso il nord Europa, e per tutti la tragedia dell’8 agosto 1956 rimane il simbolo del prezzo pagato dall’uomo, soprattutto dagli ultimi, alla miseria del dopoguerra.