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Salerno piange Michele Siani: il medico che curava i bambini

Un malore improvviso, la cor­sa in ospedale e la morte: que­sta la drammatica sintesi de­gli eventi che hanno strappa­to agli affetti della comunità vietrese un noto professioni­sta, amato, stimato e sempre disponibile con tutti, l’otori­no  Michele Siani.

Nel pome­riggio hanno cominciato a rin­corrersi le voci di quanto era successo: poco più che ses­santenne, Michele Siani ha av­vertito un forte dolore alla testa, e vista la persistenza, si è deciso di portarlo al Ruggi di Salerno. In quell’ospedale, per cause ancora da accerta­ re, ha perso la vita. Siani, vie­trese di nascita, aveva conse­guito la laurea in Medicina presso l’Università Federico II ed era otorino pediatrico. Già dirigente medico presso l’Asl di Salerno, ha lavorato in molte strutture sanitarie di Sa­lerno e non solo, facendosi apprezzare per la sua professio­ nalità, ma anche per l’umani­tà e la disponibilità nel saper sdrammatizzare con un sorri­ so anche le cose più serie, riu­scendo così a conquistare la fi­ ducia dei piccoli pazienti che si affidavano alle sua sapienti mani di chirurgo. Un uomo che la sua vita la viveva appieno, lavorando molte ore al giorno ma non tralasciando le sue passioni: il teatro e la musica. Attore in una  compagnia vietrese, era considerato un po ’ il “Robin W illiams” del gruppo, per la sua ironia, l’intelligenza e garbato modo di porsi. La musica era l’altra grande passione, era un batterista ec­cellente e tante erano le serate in cui si esibiva, ovviamente a titolo gratuito, solo per il pia­cere di fare musica. Ma era in campo professionale che il dottore M ichele Siani aveva il suo “mondo ”, fatto di lavoro sì ma anche di sorrisi e abbracci dei suoi piccoli pazien­ti, nonostante indossasse il ca­mice bianco e a volte dovesse sottoporli ad operazioni. Ieri Vietri sul Mare era in ­ credula e scioccata per la brut­ta notizia, giunta inaspettata. Tantissime la persone che si sono recate in ospedale a ren ­dere omaggio al “medico ami­co”, ma soprattutto ad un uomo che della sua vita aveva fatto davvero un … “capolavo­ro”.