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OSPEDALE DI SALERNO: l’odissea di un 68enne affetto da tumore al colon

Al Ruggi avrebbe dovuto aspettare 45 giorni o pagare per l’intra moenia.

Di percorsi pieni di ostacoli per arrivare in sala operatoria e tentare di sconfiggere un tumore, ce ne sono tanti. Noi raccontiamo quello di un salernitano di 68 anni che è arrivato fino a Milano per subire l’intervento di asportazione del tumore al colon. Il carcinoma maligno lo scoprì a Salerno l’anno scorso, a novembre, ma al Ruggi i tempi per lui erano troppo lunghi o in alternativa c’era la possibilità di essere operato in regime intramoenia e cioè a pagamento. Avrebbe dovuto disporre di troppi soldi per le sue tasche e soprattutto, con la paura che il tumore avanzasse, preferiva operarsi subito e dunque partì per Milano dove lavora suo figlio, che si interessò di prenotare la prima visita all’Istituto nazionale dei tumori. «Per fortuna non ci sono state spese di alloggio per la trasferta dei miei familiari. Eccetto il costo del viaggio, abbiamo speso poco. L’intervento mi è costato solo 150 euro, in pratica i soldi che mi hanno chiesto per sottopormi alla prima visita e poi più nulla», racconta C. B, il 68enne.
Ha vissuto brutti momenti e ora, passata la tensione, rimane l’angoscia dei controlli e la scarsa serenità di chi ha avuto a che fare con una malattia che spaventa. «Tutto è iniziato nel novembre del 2016 con una cefalea terribile – racconta – avevo mal di testa continui e iniziai una serie di accertamenti». I primi di dicembre arrivò al Ruggi e fu ricoverato in day hospital. «In ospedale fu riscontrata un’anemia da carenza di emoglobina, una sentinella importante che portò i medici a effettuare accertamenti più approfonditi e fu trovato sangue nelle feci». Furono eseguiti anche altri esami, una colonscopia e una gastroendoscopia. La prima rivelò la presenza del tumore. «Furono scoperti un carcinoma importante da togliere al colon ed altri più piccoli di forma benigna».
Nello stesso giorno in cui apprese della malattia, il 68enne chiese di essere operato quanto prima. «Andai ad ascoltare cosa mi dicevano i medici, sperando di potermi sottoporre all’intervento subito, ma arrivò una doccia fredda. Mi spiegarono che la lista d’attesa era lunga e avrei dovuto aspettare 45/46 giorni, oppure avrei potuto scegliere il medico con cui operarmi e versare una quota sostanziosa per le mie possibilità, riducendo i tempi d’attesa a pochi giorni». A quel punto il figlio che vive a Milano si informò sul da farsi e in pochi giorni lo tranquillizzò fissandogli un appuntamento. A febbraio fu operato: anche dal Ruggi negli stessi giorni in cui veniva operato a Milano fu chiamato perché era arrivato il suo turno. Ma il 68enne aveva già risolto.