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Il senatore Razzi vuole fare l’antimissile

Nella crisi dei missili di cinquant’anni fa c’erano Kennedy, Kruscev e papa Giovanni.

Ora è la volta del mitico senatore Razzi che (ancora una volta) si offre come mediatore tra Kim e Trump. Perché no? Tutto sommato tentare non costa niente anche se non si sa se ridere o piangere.

Il senatore (prima dipietrista e poi berlusconianao) ha il cognome adatto e dei tre non è neppure il più ignorante.

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Spende la metà di Macron, per truccatori e parrucchieri, senza averne la fastidiosa prosopopea.

Inoltre il mitico senatore conosce venti parole di inglese: cinque meno di Trump, ma tre più del ministro Alfano. Inoltre è un grandissimo esperto di calcio nordcoreano, l’unico argomento capace di distrarre Kim dalla sua passione per i missili intercontinentali e gli omicidi dei parenti.

In attesa di salire sul volo Pescara-Pyongyang (o di trasformarsi in un Razzi missile con circuiti di mille valvole, come nella sigla di Ufo Robot) ha già colto il punto debole del bombarolo coreano.

«Si comporta così perché nessuno parla di lui». Ma certo, Kim è un narcisista bisognoso di affetto. Spara missili come un bimbo lo fa con i grissini: per attirare l’attenzione dei grandi seduti a tavola.

Basterà farlo sentire importante e ubriacarlo di complimenti iperbolici in una lingua incomprensibile a entrambi, per esempio l’italiano. Trump, Kim e Razzi.

Nella crisi dei missili di cinquant’anni fa c’erano Kennedy, Kruscev e papa Giovanni.

Ma il tempo dilata il peso dei protagonisti (o rimpicciolisce quello dei successori) e può darsi che tra cinquant’anni anche questo terzetto verrà ricordato con rimpianto.

Una cosa è sicura. Ignoro se esista il governo mondiale-ombra di cui parlano i grillini, che muoverebbe i fili del pianeta da dietro le quinte. Ma, visto chi sta sul palcoscenico, ogni tanto viene quasi da augurarselo.