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Pensioni, l’Ape volontaria scatta da ottobre

Decreto firmato, il governo stima che 300mila lavoratori sceglieranno di smettere di lavorare in anticipo. Il prestito può essere retroattivo da maggio.

L’Ape volontaria, dopo diversi mesi di ritardo, è sulla rampa di lancio e, nel giro di qualche settimana, diventerà operativo. Il premier Paolo Gentiloni ha firmato il decreto, mancano la registrazione della Corte dei Conti e la pubblicazione, ma ormai è fatta. La circolare dell’Inps è pronta e le convenzioni con le banche e le assicurazioni sono in via di definizione. Dagli inizi di ottobre, dunque, i lavoratori (300milasecondo le stime del governo) potranno chiedere, anche retroattivamente dal primo maggio scorso, il prestito-ponte che permette di anticiparel’uscita dal lavoro fino a tre anni e sette mesi rispetto all’età pensionabile. Con un costo di circa il 5% per ogni anno di anticipo, per un totale di circa il 18-20% per il massimo dell’uscita anticipata. Ma vediamo, in sintesi, il meccanismo di funzionamento del congegno, utilizzando le prime istruzioni per l’uso messe a punto dell’Inps.

A differenza dell’Ape social, che è una prestazione assistenziale gratuitadestinata a categorie di cittadini in condizioni disagiate, l’Ape volontario è un vero prestito oneroso, erogato da una banca in quote mensili per 12 mensilità e garantito dalla pensione di vecchiaia che il beneficiario otterrà alla maturazione del diritto. È previsto in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018: da qui la possibilità di ottenere gli arretrati.

L’Ape volontario può essere richiesto dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dagli autonomi e dagli iscritti alla gestione separata. Sono esclusi i liberi professionisti iscritti alle Casse private.
Per accedere al prestito è necessario avere, al momento della richiesta, i seguenti requisiti: almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi; maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; importo della futura pensione mensile pari o superiore a 1,4 volte il trattamento minimo Inps (circa 770 euro mensili, compresa la rata di ammortamento). Non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa: e, dunque, si può anche continuare a versare contributi. Ma se aumenta l’età pensionabile con l’adeguamento all’aspettativa di vita, si potrà chiedere un finanziamento supplementare.

Il prestito, erogato da banche e assicurazioni che aderiscono agli accordi-quadro tra ministero dell’Economia, Abi e Ania, è restituito in 260 rate in un periodo di 20 anni attraverso una trattenuta sulla pensione. È comunque prevista la possibilità di estinzione anticipata del prestito. Una polizza assicurativa fa sì che, in caso di decesso dell’interessato, l’assicurazione versi alla banca il debito residuo. L’eventuale pensione ai superstiti viene corrisposta senza decurtazioni.

Il prestito è commisurato alla pensione di vecchiaia maturata: l’importo minimo è di 150 euro mensili, mentre l’importo massimo è legato alla durata dell’Ape: se l’anticipo è superiore a 3 anni si potrà chiedere fino al 75% della pensione; se è compreso tra 24 e 36 mesi, l’80%, tra 12 e 24 mesi l’85% e se meno di 12 mesi si arriva al 90%.
Per ottenere l’Ape, il lavoratore chiede innanzitutto all’Inps la certificazione del diritto alla pensione. L’Inps verifica i requisiti e comunica al richiedente l’importo minimo e massimo del prestito ottenibile. Il soggetto, a quel punto, presenta all’Inps la domanda e stipula il contratto di prestito con la banca prescelta.