Attualità

BELLIZZI NON E’ SOLO (UN TRATTO) DI VIA ROMA

“Rammendare le periferie così salveremo la nostra città”.

Ha ragione Renzo Piano: serve una nuova architettura, per ricucire le periferie. Ma i sindaci finora le hanno abbandonate. Troppo impegnati a caccia di eventi e di carriere politiche, si sono dedicati solo ai centri storici o ai centri urbani, o a parte di essi.

Bellizzi, purtroppo, non è immune da questo male e sono tantissime le osservazioni arrivate alla nostra redazione su questo problema. Sembra che per i nostri amministratori la città sia solo il tratto compreso dall’incrocio di Piazza San Gennaro all’incrocio con via Montecorvino. Sarà per lo spartitraffico e il suo arredo, sarà per la costante sorveglianza della Polizia Locale, ma sembra che tutti gli sforzi, sperando di sbagliarci, siano concentrati su questo tratto urbano. E le periferie, se così vogliamo chiamarle? Da Bivio Pratole è arcinoto che lamentano la mancanza cronica dei Vigili Urbani e della presenza di qualche amministratore che ascolti i problemi del quartiere. Quello che ci hanno detto nelle nostre interviste non è possibile scriverlo perché l’elenco di “male parole” è troppo grande. A Via Caserta e limitrofe, (Iacp Futura), idem. Ne abbiamo già scritto. In via Ariosto e tutta la Bellizzi “storica” meglio non riportare cosa ci hanno detto. Di certo al sindaco e la sua squadra (o parte di essi) questo lo sanno. Di certo hanno in mente, nel loro programma, di intervenire sui quartieri (periferie è brutto… n.d.r), di certo non è cosa facile intervenire dappertutto e subito. Occorrono soldi, tanti soldi e non le chiacchiere. Al momento, di delocalizzare le aziende cittadine, non se ne parla proprio. Al momento solo un autorevole intervento di Padre Pio o del Sacro Cuore di Gesù, nostro patrono, potrebbe risolvere in tempi brevi il problema.

La scommessa di cambiare le periferie, di trasformarle e di restituirle con piena dignità al tessuto urbano delle città, è sicuramente una delle leve di tutti quelli che si candidano ad amministrare Bellizzi. .Innanzitutto per una questione abitativa: circa l’80% vive in periferia. Non tutte uguali, per livello di degrado urbanistico e architettonico, ma tutte simili per il distacco, se non l’abbandono, subìto rispetto ai centri urbani. Ovunque ci sono interventi da fare. E dove le amministrazioni sono scese in campo, c’è stata una ricaduta sul territorio e sull’economia.

PERIFERIE URBANE: IL RUOLO DEI SINDACI.

Ma cosa manca davvero per passare dalle teorie ai fatti? Perché finora abbiamo sprecato la grande occasione di restituire una dignità alle periferie e abbiamo invece lasciato che fossero travolte dall’onda lunga dell’immigrazione non controllata? Qui sta il problema, che non è urbanistico ma politico. Proprio sulle periferie, infatti, si è consumata negli ultimi decenni l’abdicazione dei sindaci al proprio ruolo e lo stravolgimento di questa essenziale funzione di governo. Il sindaco (tutti i sindaci) che, per sua natura si deve occupare di buche stradali, di autobus, di raccolta di rifiuti, si è trasformato in una figura ibrida fino a perdere il contatto con la realtà. E’ diventato un candidato premier o un aspirante leader politico, ha concentrato la sua azione nei centri storici o urbani con un ruolo più vicino all’organizzatore di eventi che non all’amministratore locale. Ha rimosso, cioè, l’esistenza stessa delle periferie perché non sempre produce voti.

Mi sono ricordato di una scena del film Il postino con Massimo Troisi, quando il personaggio di Pablo Neruda spiega: “sono poeta e mi esprimo con questo linguaggio. Io invece sono un giornalista di periferia e scrivo usando il linguaggio che conosco, quello della obiettività, e con La Voce, la vostra Voce, cerchiamo di stimolare chi ha responsabilità amministrative e di governo della città, tutta, non solo di Via Roma.