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La guerra in Siria: la differenza tra alleati e zerbini

Le questioni internazionali hanno fatto un’irruzione – anche piuttosto violenta – nel teatrino delle consultazioni, dei veti, del chi-sta-con-chi. E ora c’è già un tema politico molto concreto e molto robusto con cui fare i conti: concedere o no agli Usa le basi di Aviano e Sigonella per andare a bombardare Assad?

Ma nessuno di quei governi era in carica «per il disbrigo degli affari correnti», e certo non si può definire «affare corrente» la partecipazione – seppur indiretta e solo logistica – a una guerra. Anche Gentiloni ne è ben cosciente.

Quindi i casi sono due: o quando verrà formalizzata la richiesta Usa ci sarà un governo con pieni poteri oppure il governo uscente chiederà al Parlamento di votare.

Siamo stati la Bulgaria della Nato per 70 anni e non siamo abituati neppure a ipotizzare che si possa stare in un’alleanza anche in altre meno servili posizioni.

Far parte della Nato – che è un patto difensivo – non vuol dire essere complici di ogni guerra dichiarata dagli Usa. Questo, come principio, potrebbe essere un punto di partenza: capire la differenza tra alleati e zerbini.

Il Pd inizierebbe malissimo la sua proclamata opposizione parlamentare se conducesse la sua prima battaglia in aula per agevolare il bombardamento della Siria ordinato da Trump.