Politica

Bellizzi, Piazza del Popolo: referendum o presa in giro? La minoranza consiliare lo chiede ai cittadini

Quanto messo in atto dall’amministrazione induce ad una riflessione ad alta voce con tutti voi che io, Angelo Maddalo, intendo fare con tutti voi. Durante la scorsa campagna elettorale, le due maggiori liste hanno ampiamente dibattuto sulla futura destinazione dell’area ex consorzio agrario, oggi Piazza del Popolo. L’allora amministrazione Salvioli aveva deciso di riqualificarla, sfruttando la legge sul “Piano Casa” che consentiva di trasformare i volumi industriali in volumi edificatori e in molti si sono espressi sulla questione: c’è chi si è schierato a favore del progetto, che prevedeva un palazzo di quattro piani, un area attrezzata, il ricongiungimento di piazza XXIV Aprile ’88 con l’attuale piazza Europa e parcheggi sia esterni che sotterranei. Al contrario c’è chi invece ha visto di malocchio questa proposta. Oggi si è arrivati alla cosiddetta “resa dei conti” per conoscere il parere definitivo della cittadinanza rispetto alla destinazione di quell’area. Che il Consorzio sia stato demolito è cosa buona e giusta, ci mancherebbe altro, ma quello del referendum popolare ha assunto i toni di una pressa per i fondelli. E così, tomo tomo e cacchio cacchio, nei giorni 24 e 25 aprile si è svolto un referendum in merito, messo in atto dal sindaco Volpe e propagandato con tutti i mezzi  di comunicazione possibili e immaginabili.

Ma non si può parlare di referendum poiché non è stata indetta alcuna procedura prevista dallo Statuto Comunale e dalla Legge, oltre che di un regolamento di attuazione. Quindi un referendum “modello Putin”, dove molto probabilmente non si saprà quale sia realmente la volontà dei cittadini, dato che allo stato attuale sono state ancora rese pubbliche le modalità di votazione in una maniera superficiale e alquanto dubbia. Incerto anche il numero dei votanti, molto probabilmente alterato per l’esiguo numero dei reali partecipanti. Non da poco è il fatto che il quesito sia formulato in maniera tendenziosa, in quanto indirizzava verso una determinata scelta. Dulcis in fundo, vi è da prendere atto che il referendum in questione serve a legittimare una decisione già presa e realizzata e non si comprende il senso per cui si chiamano i cittadini a scegliere su cosa già fatta, dopo aver già acceso un mutuo di 270.000 euro per la realizzazione della piazza (a cui andranno aggiunti altri soldi per il parcheggio).  Vero è che interpellare i cittadini è un atto lodevole, se tuttavia gli stessi, votando, fossero messi davvero in condizione di scegliere concretamente. Inoltre per la veridicità della scelta sarebbe auspicabile una partecipazione cospicua, di almeno il 50% degli aventi diritto. Ma di queste nozioni di serietà amministrativa e istituzionale il patron Volpe e la sua Band se ne infischia. Chissà che un giorno non lontano un suo mezzo busto farà da guardiano alla Piazza che di popolo non ha niente.