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Sandro Pertini, il presidente partigiano.

L’8 luglio di quarant’anni fa Sandro Pertini veniva eletto Presidente della Repubblica Italiana.

Quando l’ex partigiano Sandro Pertini divenne presidente 40 anni fa, la Prima Repubblica emersa dalla lotta partigiana versava già in condizioni critiche. Durante la sua presidenza, il Paese dovette fare i conti con gli strascichi dell’assassinio di Aldo Moro, il collasso del compromesso storico tra comunisti e democristiani e i sempre più numerosi attacchi terroristici dei fascisti, delle Brigate Rosse e di altri gruppi militanti. Intransigente nella propria condanna delle Br, Pertini parlava con l’autorevolezza di un uomo che aveva vissuto in prima persona la Resistenza. Era stato un personaggio chiave nella lotta contro il fascismo, reduce da tredici anni di reclusione e di confino sotto il regime di Mussolini, ma era anche il “presidente partigiano” – attivo dai tempi della Resistenza a Porta San Paolo, fino all’evasione socialista del gennaio 1944 e alla liberazione di Milano, il 25 aprile dell’anno seguente.

La Repubblica di oggi rispecchia ben poco quella per cui hanno combattuto i partigiani; le forze politiche non si azzardano nemmeno a dire di avere l’ambizione o gli ideali di quell’epoca. E mentre il malessere sociale aumenta, i partiti che più ne traggono beneficio vedono la storia della Resistenza come semplice lascito di un sistema partitico in crisi, o si oppongono apertamente al consenso antifascista.  Il 25 aprile molti italiani ricorderanno il ricordo di una grande lotta. Ma si tratta sempre più di questo: un ricordo.