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SALERNO: il presidente Boccia di Confindustria: Al Sud serve lavoro non assistenza

«Il Sud non risolve i suoi problemi con il reddito di cittadinanza ». Intervenuto a “Più Sud, Più Italia – Magna Graecia 2018” organizzato dal gruppo parlamentare di Forza Italia a Capaccio-Paestum, il numero uno degli industriali spiega la sua contrarietà alla misura fortemente voluta dal Governo targato Lega e Movimento 5 Stelle: «Non penso che il Mezzogiorno – evidenzia Boccia – abbia votato per il reddito di cittadinanza, penso che il Sud abbia votato per l’occupazione e il lavoro». Insomma, secondo Boccia, siamo davanti ad un vero e proprio paradosso. «Come si fa ad immaginare – precisa – di poter dire a un giovane del Sud che può rinunciare a tre proposte di lavoro per poi perdere il reddito di cittadinanza, in una realtà in cui se arriva una proposta è già un miracolo». Ma le pregiudiziali sono anche altre, a partire da quella «logica, pedagogica e formativa, perché si deve spiegare – incalza Boccia – come si fa a dare 800 euro ad una persona per lavorare solo 8 ore a settimana, quando poi un ragazzo al primo impiego prende 1200-1500 euro e deve lavorare 40 ore a settimana. È una questione di proporzionalità». Inoltre c’è pure, a detta di Boccia, una «terza questione, l’evoluzione del pensiero». «La proposta di lavoro – puntualizza – deve arrivare entro un raggio di 50 chilometri di distanza dal luogo di residenza, altrimenti si può rifiutare. Chi vive il Mezzogiorno sa esattamente che tutto questo significa trasformare il reddito di cittadinanza in un sussidio perenne. Qui vedo la rinuncia alla sfida del Paese e dello sviluppo del Sud. Perché, a questo punto, si sta dicendo che la risolvi solo con il sussidio perché è evidente che non ce la faremo mai». Boccia, stimolato dal parlamentare Gigi Casciello, partecipa al dibattito assieme all’ex ministro, Renato Brunetta. Critico con il Governo ma, soprattutto con Salvini, è Brunetta: «Sono degli incapaci – tuona dei buoni a nulla ma capaci di tutto. La strategia di politica economica di questo esecutivo è un’inutile provocazione per fare campagna elettorale per le europee. È un grande imbroglio, un dito negli occhi alla Commissione. Ma i mercati non l’accetteranno». Brunetta chiede a Salvini di «staccare la spina, in quanto questo è un Governo non legittimo perché fatto da due forze politiche che non avevano vinto le elezioni, sulla base di un programma che non è stato validato dal voto degli italiani perché la Lega era con il centrodestra e il Movimento 5 Stelle era da solo». La conseguenza di questa alleanza è sotto gli occhi di tutti. «I risultati – stigmatizza Brunetta – si stanno vedendo, l’Italia è isolata in Europa, l’economia sta colando a picco, stanno litigando su tutto e il Paese sta sprofondando, le banche stanno collassando, anche oggi sono in rosso e abbiamo davanti una o due settimane di tragedia vera e propria, con la bocciatura probabile da parte della Commissione europea ma, soprattutto, con la bocciatura dei mercati. Lo vedremo nelle prossime ore, nei prossimi giorni e i problemi non saranno tanto per il Governo, saranno per gli italiani che vedranno mettersi a rischio il loro risparmio. Il crollo delle banche, il “credit crunch” la chiusura del credito per le famiglie e per le imprese, andate voi in banca a farvi dare un mutuo, o non lo troverete, ma forse non troverete neanche più la banca e, semmai troverete banca e mutuo, lo troverete a tassi più alti, come tassi più alti saranno quelli che le banche faranno sui mutui già in essere. Questo è lo stato dell’arte consegnatoci da questo Governo, ripeto illegittimo ». Brunetta parla anche dell’autonomia del Veneto, che dovrà essere normata con un decreto legge. «C’è stato – dice – un referendum. I referendum dovevano essere estesi in tutta Italia per avere uno Stato meno invadente al Nord e uno più Stato efficiente al Sud. Il Sud ha bisogno di più strade, di scuole, università migliori, di una sanità e una pubblica amministrazione più efficienti. Tutto questo però non riesce a darselo da solo. Ci vuole qualcuno intervenga, ci vuole più Stato al Sud, mentre nel Nord, chiamiamolo più sviluppato, forse lo Stato inefficiente dovrebbe tirarsi un po’ indietro.