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SALERNO E PROVINCIA: sono oltre 11mila i beneficiari del reddito di inclusione.

L’Inps ha fornito i dati ufficiali:  il numero più alto di percettori risiede nel comprensorio di Nocera, seguono Salerno e Battipaglia.

A Nocera Inferiore sono erogati molti più redditi di inclusione che a Salerno; a Battipaglia appena 400 in meno che nel capoluogo. Sono alcune delle cifre fornite dall’Inps sui primi 9 mesi del Rei in Italia. Al 30 settembre, il quadro vede la Campania seconda regione per numero di beneficiari, e prima per importo medio mensile. In provincia di Salerno, sono 10.977 i percettori della misura di contrasto alla povertà, partita lo scorso gennaio. Erano poco più di 9mila a giugno. Nel dettaglio, i dati di ciascuna sede Inps in provincia assegnano il primato al comprensorio che fa riferimento alla sede di Nocera Inferiore (3.124), come già al giro di boa semestrale (circa 2.400). A seguire ci sono il comprensorio di Salerno con 2.445 (circa 2.000 tre mesi fa) e quello di Battipaglia con 2.070 (circa 1.540 a giugno). Inoltre, l’istituto paga 792 Rei nella zona della sede di Agropoli, 703 in quella di Sapri, 618 a Sala Consilina, 519 a Vallo della Lucania, 318 a Cava de’ Tirreni e 321 a Minori. In tutta la regione sono 39.164, configurando il secondo più alto tasso di inclusione, cioè il numero di persone coinvolte ogni 10mila abitanti (184 quello nazionale). La Campania (517) è inferiore solo alla Sicilia (540) e precede la Calabria (389), in un prevedibile scenario targato sud. Peraltro Campania e Sicilia da sole assommano il 51% dei beneficiari e il 47% delle famiglie. A seguire Calabria, Lazio, Lombardia e Puglia, che coprono un ulteriore 28% dei nuclei e il 27% dei cittadini destinatari della misura. Valori minimi, viceversa, in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige (tasso pari a 23 per entrambe). La maggior parte dei benefici sono comunque erogati nelle regioni meridionali (69%), con interessamento del 72% delle persone coinvolte. In Italia, nel complesso, il reddito di inclusione arriva a 379mila famiglie, e raggiunge più di un milione di persone. E i 336 euro in Campania costituiscono l’importo medio più elevato, a fronte di una media italiana di 305 euro. Un valore superiore di quasi 100 euro ai 239 della Valle d’Aosta, dove si registra la media più bassa. Senza dimenticare che la quota campana va moltiplicata per i 138.077 beneficiari. Numeri che confermano un disagio sociale sempre molto diffuso. La direzione metropolitana di Napoli stima in 98.913 i suoi percettori. Negli altri capoluoghi di provincia, troviamo i 10.071 di Caserta, i 2.450 di Avellino e i 1.912 di Benevento. C’è da rammentare che dal primo gennaio il Rei sostituisce il Sia (Sostegno per l’Inclusione Attiva), altra misura di contrasto alla povertà. Inoltre, dal primo luglio il Reddito di inclusione è uno strumento universale, erogato solo sui requisiti economici dei percettori, e non più anche familiari. Viene assegnato per un periodo massimo di 18 mesi, dopo i quali può essere rinnovato non prima di sei mesi. E dalla durata massima devono essere sottratte le mensilità del Sia eventualmente già attribuite al nucleo familiare. Insomma, calcoli non semplici. Di sicuro l’intervento si compone di due parti: un contributo finanziario, erogato ogni mese attraverso una carta rilasciata da Poste Italiane, che consente di prelevare denaro ed effettuare acquisti e pagamenti; un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, mirato al superamento della condizione di povertà, sotto la regia dei servizi sociali. «Soddisfatto il requisito per il beneficio economico – spiega l’Inps –, il progetto viene predisposto con il supporto dei servizi sociali del Comune che operano in rete con gli altri servizi territoriali (ad esempio Centri per l’Impiego, Asl, scuole), nonché con soggetti privati attivi nell’ambito degli interventi di contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit. Il progetto coinvolge tutti i componenti del nucleo familiare e prevede l’identificazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei sostegni di cui il nucleo necessita, degli impegni da parte dei componenti il nucleo a svolgere specifiche attività (ad esempio attivazione lavorativa, frequenza scolastica, tutela della salute, ecc.). Il progetto è definito sulla base di una valutazione globale delle problematiche e dei bisogni da parte dei servizi, insieme al nucleo». In caso di sanzioni legate alla violazione del progetto personalizzato e alla presentazione di false dichiarazioni reddituali, sono previste revoche e decadenze. D’altronde, l’ammontare del beneficio economico viene determinato integrando le risorse a disposizione delle famiglie, fino a una certa soglia. «In sede di prima applicazione – recitano le linee guida –, la soglia con cui confrontare le risorse economiche del nucleo familiare è pari per un singolo a 2.250 euro e cresce in ragione della numerosità familiare (viene infatti riparametrata per mezzo della scala di equivalenza dell’Isee). Per determinarne l’ammontare, bisogna sottrarre dalla soglia i trattamenti assistenziali fruiti dai componenti del nucleo (sono esclusi comunque quelli non sottoposti a una valutazione della condizione economica, come ad esempio l’indennità di accompagnamento) e l’Indicatore della Situazione Reddituale al netto dei trattamenti assistenziali eventualmente inclusi nel medesimo indicatore, in caso di percezione di redditi da parte di uno o più componenti del nucleo familiare». L’importo ha un tetto massimo, perché non può essere superiore all’ammontare annuo dell’assegno sociale. E sul futuro del Rei pesa l’incognita Reddito di cittadinanza, annunciato per l’anno prossimo.