Attualità

SALERNO: la città piange padre Claudio, il francescano giornalista di Salerno

È stato un grande comunicatore, fondatore con Gubitosi del Giffoni Film Festival, per anni nel convento di piazza San Francesco a Salerno, è stato anche cappellano dell’Unisa.

È stato un grande comunicatore padre Claudio – al secolo Carmine Luciano – il cappuccino-giornalista che si era cimentato in tutti i settori dell’informazione religiosa e laica. Ieri l’improvvisa scomparsa nel convento salernitano di piazza San Francesco. Aveva 79 anni, ma a parte una leggera bronchite nessuno immaginava che le sue condizioni di salute potessero aggravarsi in pochi minuti. Con Claudio Gubitosi aveva fondato il Giffoni Film Festival, per poi occuparsi a lungo della giuria dei ragazzi. Successivamente è stato per quindici anni cappellano all’Università di Salerno, direttore responsabile dell’emittente televisiva Tele Diocesi Salerno, ha tenuto una rubrica su Telecolore, ha diretto il settimanale cattolico Agire e poi il Mensile dei Cappuccini “Il Serafico”, dove sapeva rispondere brillantemente alla posta dei lettori che spesso ponevano domande scomode. La sua vis comunicativa lo aveva portato a scrivere anche libri cult come “Allegri per penitenza”, un inno alla gioia di tutti i giorni. Nativo di Serino, il religioso aveva vissuto tutto il suo lungo impegno tra Salerno e Giffoni Valle Piana. Nel 2014, per i suoi cinquant’anni di professione religiosa, gli erano giunte le felicitazioni anche di Papa Francesco e del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In una nota, ieri il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli , ha espresso il suo cordoglio e quello della civica amministrazione «per la morte di Padre Claudio Luciano. Il religioso cappuccino è stato testimone dei più alti valori evangelici e francescani. Padre Claudio è stato un sacerdote amatissimo capace di parlare in modo speciale alle nuove generazioni attraverso i media. Tante le iniziative che, anche di recente, abbiamo condiviso su temi e progetti di grande attualità». Per il primo cittadino padre Claudio ha saputo esprimere «una tensione costante al dialogo sereno, al confronto civile, alla maturazione del pensiero libero che oggi più che mai rappresenta un patrimonio prezioso per la nostra comunità e della quale serberemo un grato ricordo». La cifra dell’entusiasmo del frate cappuccino è tutta racchiusa in un suo amato aforisma che in qualche modo ne traccia anche una sorta di carta d’identità. «Nel mio studio – raccontava – conservo questa frase che mi ha sempre guidato: “Ricominciare è il mestiere dell’uomo”. E per ricominciare non c’è limite di età». Per questo lui, ultrasettantenne, anziché starsene comodamente a riposo, qualche anno fa aveva accettato di fare il vice parroco di san Pietro in Camerellis. Nella comunità guidata da don Francesco Quaranta aveva messo a disposizione anche la sua lunga esperienza di giornalista, dirigendo e riprendendo “Presenza”, la storica testata della chiesa di via Roma. Ma padre Claudio aveva lasciato il segno anche sul fronte delle iniziative sociali ed interculturali, perché per lui il Vangelo era una porta che apriva tutte le frontiere. Nei tempi in cui dirigeva le iniziative del Chiostro di piazza San Francesco, organizzava una via Crucis interetnica. A ripercorrere il calvario e le ultime ore di Cristo non volle solo cristiani, cattolici e ortodossi, ma pure i musulmani e i buddisti, «per condividere il momento del venerdì santo e quello della Pasqua con i nostri fratelli stranieri».