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NAPOLI: sorriso di Karol. Dalla morte della figlia alle donazioni per i clochard: “Portiamo il sorriso Karol”

Simona e Salvatore, dopo aver perso la figlioletta di cinque anni, hanno dato vita ad una associazione che raccoglie e dona vestiti e cibo ai clochard e alle famiglie in difficoltà.

Simona e Salvatore hanno lottato strenuamente per salvare Karol, la loro figlioletta, colpita da un male incurabile in tenera età. Le speranze si sono però dissolte quando la bimba di cinque anni ha chiuso gli occhi per sempre due anni fa. Da allora la coppia, che ha due figli disabili, ha deciso di aiutare le persone in difficoltà, raccogliendo ogni giorno cibo, coperte, vestiti, per poi donarli di persona ai meno fortunati, spinta dal “Sorriso di Karol”, che non li abbandona mai.

“Karol amava giocare, ballare, andava a danza, poi all’età di cinque anni le hanno diagnosticato una mielodisplasia, che si sarebbe potuta poi trasformare in leucemia fulminante. Si è reso necessario il trapianto di midollo. E’ stata bene un mese, però poi c’è stato il rigetto. E’ andata in rianimazione e a marzo 2016 è morta per una fibrosi polmonare. Perdere una figlia è terribile, avevamo e abbiamo tanta rabbia, ma è stata convertita per migliorare la qualità della vita di chi vive in precarietà”, chiarisce, in una intervista a NapoliToday, Simona, promotrice con il marito dell’associazione “Sorriso di Karol”.

DONAZIONI E SORRISI

“Con il gruppo che abbiamo creato andiamo negli ospedali pediatrici a portare un po’ di felicità e di sorrisi ai bambini. Non abbiamo aiuti economici, ci offrono soldi, ma non li accettiamo, non siamo una Onlus e per noi la trasparenza è tutto. I nostri donatori ci danno coperte, vestiti, cibo. Prepariamo 200-250 porzioni, oltre ai panini che ci dona ogni singola persona, per consegnarli, assieme a scarpe, oggetti per l’igiene personale e tanto altro, ai clochard il giovedì. Iniziamo da piazzale Tecchio, poi ci rechiamo nella stazione di Mergellina. Negli altri altri giorni invece ritiriamo quello che i donatori offrono casa per casa. Se queste persone vogliono essere taggate lo facciamo, non per pubblicità, ma per spingerne altre a fare altrettanto”, spiegano Simona e Salvatore.