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BELLIZZI: elezioni con le “civiche” del cambiamento, (almeno così dicono…) L’editoriale del direttore.

Saranno elezioni particolari, quelle di Bellizzi 2019, con alcune novità rispetto a cinque anni fa. Tra queste la presenza, al momento che stiamo andando in stampa, di due/tre liste civiche in contrapposizione a quella del sindaco uscente. Tra voci da “Bar dello Sport” e giornalisti dell’ultima ora non si parla d’altro e questo suscita l’interesse del cittadino che “vuole sapere”. Come se fare una lista fosse una cosa da poco conto, da dopolavoro ferroviario. Una lista elettorale  comporta tante difficoltà, prima fra tutte il candidato sindaco, poi sedici aspiranti consiglieri e tra questi almeno cinque devono essere donne.ma al di là dei proclami e delle buone (o cattive) intenzioni, non è facile reperire tanto personale politico, o presunto tale, disposto a mettere la propria faccia in una competizione elettorale difficile. Anche la questione economica per la campagna elettorale non è cosa da poco conto.

Bellizzi è piccola, ci conosciamo tutti. E a ben guardare i competitor sono un po’ gli stessi da sempre, con chi cambia più casacche  e partito che mutande, o creando un logo che, nelle intenzioni, dovrebbe fare da specchietto per le allodole per quei elettori distratti che credono di votare un simbolo nazionale o che richiama ad un altra formazione già in campo, forse dimenticando che nessuno più ha l’anello al naso.

L’idea di lista civica sta nella condivisione di un progetto che si rivolge al governo della cosa locale. Chi aderisce ad una lista civica ha in comune, al di là della provenienza e della formazione culturale, l’idea di occuparsi della “cosa pubblica” nella logica dell’interesse della comunità. Se potessimo vivere tanti anni per quante volte abbiamo sentito questa tiritera, vivremmo più di Matusalemme.

Capita in ogni elezione che ci siano candidati che a giusto titolo partecipano alla competizione, altri che ritengono di aver maturato crediti e meriti per farlo, altri ancora che non hanno alcun credito e ancor meno meriti ma smisurate ambizioni passando, poi, tra quelli che non dormono la notte pensando a come devono farci stare meglio. Per la forza dei numeri e della logica le divisioni non fanno altro che rafforzare la squadra uscente. <<Dīvĭdĕ et ĭmpĕrā>>, dicevano i Latini secondo cui il migliore espediente di una tirannide o di un autorità qualsiasi per controllare e governare un popolo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie. Ma i galli nel pollaio sono tanti e va a finire sempre che litigano tra loro. Alessandro Manzoni, nei “Promessi Sposi”, parla del giovane Renzo Tramaglino che va dall’Avvocato Azzeccagarbugli portandogli quattro capponi, a titolo di pagamento. Durante il tragitto, i capponi cominciarono a beccarsi tra loro, e lo fecero mentre andavano al macello. Capito?